Torino

Torino è una città magica. Nel romanzo fa da sfondo, un po’ sorniona, ai protagonisti, reduce dall’esperienza olimpica e alla ricerca di una nuova identità. Le vie, i palazzi, la sua cultura, i locali, i mercatini fanno da cornice alle peripezie dei personaggi che si avvicendano nel racconto.
I fratelli Corsi abitano in via Pietro Micca. Luca apparentemente disattento e sempre indaffarato, esegue le sue ricerche e le sue commissioni nella zona. Benedetta va e viene dalla Sovrintendenza. L’uomo li controlla seduto in uno dei locali sotto i portici. Camillo Donati si aggira tra le bancarelle dei mercatini tra La Gran Madre, e Piazza Vittorio. Michele Dotti, presta il suo efficace e onesto servizio nel commissariato poco lontano da Piazza Castello.
Alexandra arriva nella città per la terza volta con il ricordo delle Olimpiadi invernali che tanto hanno dato a tutti i torinesi e che tanto hanno avuto dalla loro generosa ospitalità. Da quel 2006 Torino è diventata internazionale, forse per la prima volta assumendo una dignità diversa.
La presenza di Torino nel romanzo è stata gestita considerando questa dignità, questo nuovo ruolo. La città si presta a essere scenario degli avvenimenti, non impone la sua presenza prepotentemente con il rischio di localizzare il romanzo, ma lascia lo spazio a Parigi, Roma, Dubai e agli altri luoghi come lei, internazionali.

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